Giocare "ad minchiam" paga?

Tutti noi almeno una volta nella vita abbiamo pensato “Non è possibile, quello gioca malissimo e vince più di me!”… e da qui l’annosa domanda: giocare ad minchiam paga?giocare-male
Potremmo dire mille e più frasi sull’argomento, tutti pensieri che ci arrivano dritti dal cuore, ma da bravi secchioni del poker analizzeremo questa spinosa diatriba in maniera estremamente scientifica, basandoci su questioni sollevate da quel cervellone dei tavoli verdi che di nome fa David Sklansky.

1. Far giocare male gli avversari
Un antico adagio del poker sostiene che la maggior parte delle nostre vittorie provengono dagli errori altrui: ecco quindi che più riusciremo a far sbagliare gli avversari e più riusciremo a vincere. Chi gioca male proprio per questioni genetiche provoca orrore e disappunto negli altri giocatori, che lo vedono aggiudicarsi piatti senza avere la più pallida idea di come funzioni il poker, portandoli così a commettere errori a causa del nervosismo.

2. Il turn, questo sconosciuto
Se c’è una fase delicata in una mano di Poker Texas Hold’em è il gioco dopo il turn: gli errori sono all’ordine del giorno, letture sbagliate potrebbero farci foldare la mano migliore, e insomma se c’è un momento che potrebbe vederci sommersi dai guai questo è proprio l’attimo in cui scende la quarta carta sul tavolo. Ebbene il turn provoca problemi a chi ha un minimo di teoria sul poker, a chi medita sulle azioni da fare… ma – come dice il buon vecchio Sklansky – che problemi potrebbe mai dare a chi non pensa proprio per niente e gioca basandosi sulle regole del caso?

3. Seguire l’istinto
Quando un essere umano cresce, perde un po’ l’istinto, inizia a fidarsi meno delle sensazioni a favore di scelte più meditate. L’istinto però si ripresenta prepotente in tutte quelle situazioni in cui non sappiamo che pesci pigliare, e siamo costretti a seguirlo se vogliamo tirarci fuori dai guai. Chi gioca male solitamente segue solo ed esclusivamente il suo istinto, comportandosi al tavolo quasi in maniera primordiale e con lo stesso approccio che avrebbe un bambino col poker. Spesso poi questo istinto gli dà anche le dritte giuste, incredibile!

4. Non avere paura
Eh, qui si sfiora la poesia! Tutti noi prima o poi abbiamo paura al tavolo verde: paura di perdere una mano, paura di commettere un errore, paura di fare la figura del donk con gli altri giocatori. Chi non ha paura, resta più lucido e gioca in maniera più sciolta. Chi non ha paura, è un incosciente. Chi non ha paura, è chi gioca ad minchiam.

Soprattutto la prossima volta che un buzzurro al tavolo vincerà giocando da cani (e speriamo che la nostra mascotte Geppo non si offenda, è solo un modo di dire!) ricordiamoci questo grandissimo detto del poker: il bello del Texas Hold’em è che tutti sono in grado di vincere, ma solo i migliori sono in grado di ripetersi.



Viva la Fiches - Il manuale del Poker Texas Hold'em
 
VivereDiPoker SHOP

Lascia un commento